Analisi e commento Madonna dir vo voglio

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinyoutubetumblr

Analisi e commento Madonna dir vo voglio di Giacomo da Lentini

Analisi e commento Madonna dir vo voglio di Giacomo da Lentini

Di seguito potete trovare l’analisi e il commento di Madonna dir vo voglio di Giacomo da Lentini:

Questa canzone era considerata eccellente anche dai poeti come Dante (la cita nel De vulgari eloquentia) e la troviamo all’inizio del canzoniere conservato nel Manoscritto Vaticano Latino 3793.

Procediamo ora all’analisi:

Schema metrico: canzone di cinque stanze di sedici versi ciascuna, settenari ed endecasillabi secondo lo schema metrico: abaC, dbdC, eefG, hhiG
La canzone risulta priva di congedo

Analisi del testo:

Giacomo da Lentini riporta nel suo componimento temi strettamente legati alla tradizione trobadorica che troveranno ampio spazio nella lirica italiana: la contrapposizione amore/morte, amore/orgoglio (prima strofa), l’incapacità di comunicare l’amore per l’amata da parte del poeta (strofa 2), la sumpremazia di Amore (strofa 5). Sono inoltre riportate immagini tradizionali come ad esempio quelle del mare in tempesta (es verso 49) o l’immagine similitudine del pittore (es verso 42).
La canzone del poeta mostra quindi un’esperienza d’amore tormentato e afflitto, da cui non si può fuggire e senza il quale non si può vivere (non resta che sospirare e piangere, verso 56 o peggio desiderare la separazione dal corpo).
Il testo di Giacomo da Lentini può essere rivisto nella tradizione provenzale attraverso l’opera di un trovatore, Folchetto di Marsiglia, al quale si rifà.
Ecco il testo di Giacomo da Lentini “Madonna dir vo voglio”:

Madonna, dir vo voglio
como l’amor m’à priso,
inver’ lo grande orgoglio
che voi, bella, mostrate, e no m’aita.
Oi lasso, lo meo core,
che ’n tante pene è miso
che vive quando more
per bene amare, e teneselo a vita!
Dunque mor’ e viv’eo?
No, ma lo core meo
more più spesso e forte
che non faria di morte naturale,
per voi, donna, cui ama,
più che se stesso brama,
e voi pur lo sdegnate:
Amor, vostra ’mistate    vidi male.

Lo meo ’namoramento
non pò parire in detto,
ma sì com’eo lo sento
cor no lo penseria né diria lingua;
e zo ch’eo dico è nente
inver’ ch’eo son distretto
tanto coralemente:
foc’aio al cor non credo mai si stingua,
anzi si pur alluma:
perché non mi consuma?
La salamandra audivi
che ’nfra lo foco vivi    stando sana;
eo sì fo per long’uso,
vivo ’n foc’amoroso
e non saccio ch’eo dica:
lo meo lavoro spica    e non ingrana.

Madonna, sì m’avene
ch’eo non posso avenire
com’eo dicesse bene
la propia cosa ch’eo sento d’amore;
sì com’omo in prudito
lo cor mi fa sentire,
che già mai no ’nd’è quito
mentre non pò toccar lo suo sentore.
Lo non-poter mi turba,
com’on che pinge e sturba,
e pure li dispiace
lo pingere che face,  e sé riprende,
che non fa per natura
la propïa pintura;
e non è da blasmare
omo che cade in mare  a che s’aprende.

Lo vostr’amor che m’ave
in mare tempestoso,
è sì como la nave
c’a la fortuna getta ogni pesanti,
e campan per lo getto
di loco periglioso;
similemente eo getto
a voi, bella, li mei sospiri e pianti.
Che s’eo no li gittasse
parria che soffondasse,
e bene soffondara,
lo cor tanto gravara    in suo disio;
che tanto frange a terra
tempesta che s’aterra,
ed eo così rinfrango,
quando sospiro e piango    posar crio.

Assai mi son mostrato
a voi, donna spietata,
com’eo so’ innamorato,
ma crëio ch’e’ dispiaceri’ a voi pinto.
Poi c’a me solo, lasso,
cotal ventura è data,
perché no mi ’nde lasso?
Non posso, di tal guisa Amor m’à vinto.
Vorria c’or avenisse
che lo meo core ’scisse
come ’ncarnato tutto,
e non facesse motto    a voi, sdegnosa;
c’amore a tal l’adusse
ca, se vipera i fusse,
natura perderia:
a tal lo vederia,  fora pietosa.

Home

Contatti

Potrebbe anche interessarti:

Lascia un commento

*