La nascita dello Stato di Israele

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La nascita dello Stato di Israele

La nascita dello Stato di Israele

All’inizio del XX secolo molte agenzie specializzate avevano organizzato il ritorno di migliaia di ebrei nella Terra promessa, dove era comunque sopravvissuta una piccola comunità ebraica autonoma.

Nel corso della Grande Guerra gli inglesi avevano cercato accrescere il nazionalismo arabo contro il potere imperiale ottomano. Il nazionalismo arabo si dimostrò però un alleato di difficile gestione per una potenza imperialista. La regione in questione stava assumendo un interesse politico e strategico sempre maggiore. Era ormai risaputo che vi si trovavano le principali riserve mondiali di petrolio, anche se il loro sfruttamento era agli esordi.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale la Gran Bretagna aveva ottenuto grazie agli accordi internazionali il mandato di governare il territorio. L’antisemitismo che si sviluppava sempre più nei paesi Europei negli anni Venti e Trenta auspicava che gli ebrei, sempre più spesso denotati come stranieri, trovassero un luogo dove trasferirsi ( il governo britannico, come tutti gli altri era favorevole a calmare le tensioni razziste nel proprio paese).

Grazie alle agenzie ebraiche precedentemente citate e al sostegno finanziario delle comunità ebraiche gli immigrati avevano potuto acquistare le terre migliori e dare inizio alla trasformazione di un paese tradizionalista.

Gli immigrati permisero la nascita di una nuova forma di azienda agricola cooperativa, il kibbutz (rappresentava un centro di vita comune, di studio e di culturalità).

La rapida modernizzazione e lo sviluppo portarono a dei contrasti con la popolazione autoctona, esclusa principalmente per questioni culturali. La popolazione araba assunse quindi con il tempo, un atteggiamento sempre più aggressivo e irruento nei confronti delle comunità ebree, divenute ricche e dotate di un’ampia rete di solidarietà.

I sionisti organizzarono delle difese belliche armate per difendersi da ripercussioni arabe, la prima, di ampie proporzioni, nel 1936. Gli immigrati riuscirono a far rivivere una lingua considerata ormai morta, l’ebraico, e negli anni Trenta fondarono l’Università ebraica, che con il tempo si affermò a livello internazionale.

Durante la Seconda Guerra mondiale l’afflusso di ebrei in Palestina fu evidente; la tragedia della Shoah (sterminio di massa) trasformò il progetto sionista in un movimento inarrestabile, che spinse moltissime persone ebree ancora in Europa a emigrare (sia prima che dopo la guerra). La loro esigenza e rivendicazione di uno Stato ebraico divenne anche un modo di riscatto dagli orrori subiti e un opportunità per ricominciare. Dopo essersi accorti che un afflusso sempre maggiore di persone in Palestina avrebbe destabilizzato la zona gli Inglesi si distanziarono dai sionisti e l’immigrazione venne limitata,  favorendo la separazione delle due comunità e la divisione del territorio in due parti distinte.

Nel 1947 la marina britannica riaccompagnò nel porto di Amburgo una nave carica di emigrati ebrei, l‘ Exodus. La vicenda fece precipitare la poca stabilità rimasta e ne scaturì un periodo di guerriglia e di atti terroristici. La Gran Bretagna non era più in grado di controllare la situazione, così ritirò le proprie truppe dalla Palestina. Nel 1947 (autunno) l’ONU, a cui venne affidata la situazione decise di creare due Stati distinti in Palestina: la Giordania e Israele (Gerusalemme venne dichiarata neutrale).

Tuttavia gli arabi rifiutarono la situazione proposta e il 14 giugno 1948 David Ben Gurion (1886-1973) proclamò la nascita dello Stato ebraico nella nuova capitale Tel Aviv.

La nascita di Israele provocò la guerra: gli stati arabi confinanti, Egitto, Giordania, Siria, Libano e Iraq attaccarono il nuovo Stato senza successo, poiché l’esercito israeliano ne uscì vittorioso e riuscì a conquistare una nuova parte di territorio.

Il parlamento di Tel Aviv votò la “legge del ritorno” che riconobbe immediatamente la cittadinanza israeliana a qualunque ebreo nel mondo. Le moltitudini di comunità ebraiche sparse nel Medio Oriente a causa delle persecuzioni o delle espulsioni si riunirono in Israele, aumentandone l’avversione nei confronti dei palestinesi.

 

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