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La social cognition riassunto e informazioni essenziali

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La social cognition riassunto e informazioni essenziali

 

In questo articolo ” la social cognition riassunto e informazioni essenziali ” vedremo alcuni elementi essenziali di questo studio.

Iniziamo esponendo i modelli di cognizione sociale e con una definizione:
La social cognition è lo studio dell’interazione tra processi cognitivi e fenomeni sociali.

La cognizione sociale, intesa come l’attività conoscitiva della nostra mente, studia l’acquisizione di informazioni e la loro interpretazione, si occupa pertanto dei processi attraverso cui le persone acquisiscono informazioni dall’ambiente, le interpretano, le immagazzinano in memoria e le recuperano in seguito con l’obiettivo di comprendere sia il proprio mondo sociale che loro stesse, organizzando conseguentemente il comportamento.

Di seguito esponiamo alcune teorie sull’attività cognitiva che cercano di spiegare il comportamento sociale:

  • Il primo approccio alla cognizione sociale è stato quello di Lewin, il quale sosteneva, in riferimento al campo sociale, che il mondo sociale influenza il nostro modo di pensare.
  • A partire dal 1950 si è formata la teoria della dissonanza cognitiva, secondo la quale i cambiamenti di atteggiamento personale sono motivati dal desiderio di risolvere contraddizioni e incoerenze nelle percezioni personali, (la teoria perse poi di interesse poiché gli scienziati riuscirono a dimostrare che gli individui sono in grado di tollerare le contraddizioni).
  • Il modello dello “scienziato ingenuo” propone invece che le persone fanno teorie ingenue per comprendere il proprio mondo. Questo modello sta alla base delle teorie attribuzionali.
  • Il modello dell’”economizzatore cognitivo” è un modello di cognizione sociale secondo cui le persone utilizzano le cognizioni meno complesse e faticose in grado di produrre comportamenti generalmente adattativi.
  • Il “tattico motivato”, è un altro modello di cognizione sociale secondo cui le persone dispongono di molteplici strategie cognitive, che scelgono in funzione di obiettivi, motivi e necessità personali.
  • Il modello dell’”infusione dell’affetto” propone che la cognizione si unisce allo stato affettivo al punto che i giudizi sociali riflettono l’umore del momento.

 

  • Il modello configurazionale di Asch indica che le impressioni che ci creiamo quando conosciamo una persona, sono influenzate da alcune informazioni più che da altre.
    In particolare distngue tra:
    -Tratti centrali→ hanno una grossa influenza sulla configurazione delle impressioni finali della persona.
    -Tratti periferici→ hanno un’influenza poco significativa sulla configurazione delle impressioni finali della persona.
  • La teoria dei costrutti personali di Kelley sostiene che ognuno di noi possiede un sistema di categorie unico, per rappresentare sé stesso ed il mondo.
    Categorie coerenti e gerarchiche.
     
  • Teorie implicite della personalità (Schneider): modi personali e idiosincratici con cui rappresentiamo gli altri e si spiega il loro comportamento.

    La ricerca dimostra che la sequenza con cui acquisiamo le informazioni conta, lo notiamo infatti nell’ effetto primacy→ le prime impressioni sono resistenti e si impongono sulle successive.
    Daltra parte troviamo l’effetto recency→ le ultime impressioni ci restano più in mente e sono più facilmente recuperabili dalla memoria a breve termine.

    Vediamo ora di definire la parola “schema”
    Schema: struttura cognitiva utilizziamo per conoscere e comprendere la realtà grazie a informazioni interconnesse tra loro.

Quando ricordiamo qualcosa, lo facciamo attraverso un’opera di strutturazione delle informazioni.
Esistono diversi tipi di schemi:

  • Schemi di persona, in cui sono contenute le informazioni sulle altre persone.
  • Schemi di ruolo, che definiscono i comportamenti in base alla posizione sociale occupata dalla persona.
  • Script, ovvero schemi che contengono conoscenze relative al modo di comportarsi nelle diverse situazioni e contesti sociali.
  • Schemi di sé, in cui sono contenute le informazioni che ci contraddistinguono, che ci rendono unici.
    1. Registrazione→ vengono aggiunte nuove informazioni agli schemi preesistenti.
    2. Conversione→ vengono accumulate prove discordanti.
    3. Sottotipi→ riorganizziamo gli schemi in schemi più ricchi, differenziati e vari in un sistema di rappresentazione della realtà sempre più complesso e variegato.

      Schemi senza contenuto, dove non descriviamo categorie o persone, ma troviamo “regole” per elaborare le informazioni.

      Nel dettaglio riportiamo anche lo stereotipo, ovvero uno schema semplificato di gruppi sociali che serve a regolare i rapporti tra gruppi stessi.
      Esso tende ad essere entocentrico ed è caratterizzato da una funzione valutativa. Consente di formare impressioni rapide e capire velocemente come agire.
      Inoltre risulta utile per rafforzare la coesione del gruppo.

      Una volta che una persona, un evento o una situazione vengono categorizzati, si genera lo schema pertinente, gli schemi derivano quindi dalle categorie.
      Le categorie sono insiemi sfuocati di caratteristiche, costruiti attorno ad un prototipo, ovvero una rappresentazione tipica ed ideale della categoria stessa.
      Queste utilizzano gli esemplari ovvero esempi specifici particolarmente rappresentativi delle categorie. L’uso delle categorie va in base ai costi dell’errore (categorie strette) e ai costi dell’indecisione (categorie ampie).

      Ricordiamo che acquisiamo gli schemi con gli esemplari della categoria.
      È importante sottolineare che gli schemi, per quanto resistenti, sono destinati al cambiamento e sono riconosciuti tre percorsi:

      La codifica e la memorizzazione

      Il modo in cui codifichiamo l’informazione è fortemente influenzato da stimoli salienti e da schemi esistenti a cui è facile accedere.

  • La codifica sociale è il processo con cui rappresentiamo mentalmente il mondo sociale. Secondo Bargh (1984), è composta da almeno quattro passaggi:
  1. Analisi pre-attentiva: raccolta automatica delle informazioni.
  2. Attenzione focalizzata: identificazione degli stimoli salienti.
  3. Comprensione: dare significato agli stimoli.
  4. Elaborazione inferenziale: collegamento dello stimolo ad altre conoscenze per rendere possibili inferenze complesse.

Nella percezione, l’attenzione è spesso guidata dall’accessibilità (facilità nel richiamare categorie o schemi che abbiamo già in mente – le cose più vicine ai nostri interessi sono maggiormente accessibili) e dalla salienza (le informazioni nuove si distinguono dalle altre).

Le rappresentazioni del mondo sociale risiedono nella memoria, essa opera come una rete di associazioni, ovvero un modello in cui nodi o idee sono collegati da legami associativi lungo i quali può propagarsi l’attivazione cognitiva. Generalmente per formare rappresentazioni mentali di altre persone, ci annotiamo mentalmente caratteristiche fisiche, comportamenti, azioni e tratti salienti della personalità in modo da distinguerla bene dalle altre.

Quando organizziamo le informazioni riguardanti le persone lo facciamo in due modi principali: per individuo o per gruppo (all’inizio viene usata la modalità per gruppo – conoscenza poco approfondita – successivamente verrà usata quella per individuo una volta che lo si conosce).

Salienza: proprietà che distingue uno stimolo dagli altri e gli permette di attirare l’attenzione.

Le inferenze sociali e le “euristiche cognitive”
La conoscenza del mondo sociale, come ogni forma di cognizione, è soggetta a “errori” e “scorciatoie”

L’inferenza sociale è il processo cognitivo grazie al quale arriviamo ad avere una rappresentazione degli altri che ci consenta di fare valutazioni e previsioni.
Possiamo procedere per via induttiva (bottom-up – da dati individuali a rappresentazioni generali) oppure per via deduttiva (top-down – da informazioni relative a categorie al gruppo di appartenenza).

Una tendenza sistematica è la correlazione illusoria, ovvero se riteniamo che due fenomeni siano connessi tra loro, faremo previsioni basate su queste convinzioni, sovrastimando l’influenza di una variabile sull’altra.

L’inferenza sociale è un processo guidato dagli schemi, traiamo pertanto conclusioni a sostegno di schemi di cui già disponiamo. Questo processo si basa su strategie cognitive dette euristiche, che traducono la soluzione di un problema dalle caratteristiche complesse a più semplici operazioni di giudizio. Le euristiche sono quindi delle scorciatoie cognitive, valide nella maggior parte soggetti, ma non particolarmente accurate.

Di seguito alcuni tipi:

  • Euristica della rappresentatività→ scorciatoia cognitiva grazie alla quale gli esemplari vengono assegnati a categorie o tipi sulla base della somiglianza complessiva che essi presentano nei confronti di una categoria, nel dettaglio alcuni elementi prototipici valgono per il complesso.
  • Euristica della disponibilità→ scorciatoia cognitiva in cui la frequenza o la probabilità del verificarsi di un evento, si basano sulla velocità con cui vengono alla mente esempi o associazioni , gli elementi più salienti valgono come prova.
  • Ancoraggio e accomodamento→ scorciatoia cognitiva in cui le inferenze sono collegate a modelli iniziali o a schemi, gli elementi più coerenti con le nostre idee hanno la precedenza.

    L’attribuzione causale

    Capire come funzionano gli altri è molto importante per vivere in un mondo sociale prevedibile e controllabile ed il modo più efficace per farlo è stabilire le cause dei comportamenti, compiendo inferenze di tipo causale (queste teorie derivano dal modello dello scienziato ingenuo).

    La teoria dell’attribuzione di Heider, sostiene che è importante spiegare gli eventi sociali per controllarli, prevederli ed agire di conseguenza.
    Heider propose una distinzione tra fattori individuali (attribuzione interna) e ambientali (attribuzione esterna).

    Una teoria molto conosciuta su come si compiono le attribuzioni è il modello della covariazione di Kelley (l’uomo come elaboratore razionale di informazioni), in cui gli individui agiscono come uno scienziato, ovvero osservando la correlazione tra i comportamenti e gli altri fattori che possono spiegare il comportamento stesso.
    Per decidere se la causa di un comportamento è dovuta a disposizioni interne o fattori ambientali esterni, si considerano tre tipi di informazione: coerenza (accade sempre in una data circostanza), valore distintivo (accade solo in una data circostanza) e consenso (accade a tutti in una quella circostanza).

    Nella teoria dell’inferenza corrispondente (Jones & Davis), si sostiene che le persone compiano attribuzioni sulla base di disposizioni e tratti che suppongono esistere negli altri. Per fare questo tipo di inferenze dobbiamo assicurarci che le persone siano libere di agire secondo il proprio volere.

    Gli errori sistematici (BIAS) nell’attribuzione

    Le nostre valutazioni saranno soggette ad una serie di errori sistematici nell’attribuzione, ecco alcuni esempi:

– Errore fondamentale di attribuzione: tendenza a sopravvalutare il ruolo dei fattori interni di personalità nel determinare i comportamenti. Questo fenomeno si verifica particolarmente negli stereotipi attribuiti agli outgroup.

  • Effetto attore-osservatore: È importante notare come l’errore fondamentale di attribuzione valga sostanzialmente per gli altri, mentre per noi stessi si verifica un errore opposto: tendiamo a dare maggior risalto alle variabili situazionali.
  • L’effetto del falso consenso: consiste nel pensare che tutti al nostro posto si comporterebbero come noi (Esperimento sandwich).
  • Tendenze sistematiche a vantaggio del sé: sono bias nell’attribuzione favorevoli all’autostima o all’immagine di sé.
    Bias di auto-accrescimento→ valutiamo le nostre azioni positive come una manifestazione di ciò che siamo realmente.
  • Bias di auto-protezione→ giustifichiamo le nostre azioni negative come determinate dalle situazioni esterne.
    I bias a vantaggio del sé dipendono anche dall’esigenza di credere in un mondo giusto.
    Queste rappresentazioni semplificate del mondo aumentano la sensazione illusoria che noi possiamo avere un controllo sugli eventi del mondo.

Le rappresentazioni sociali nei gruppi

Per spiegare il mondo sociale, tutti noi disponiamo di rappresentazioni che agiscono senza alcuno sforzo cognitivo.
Utilizziamo attribuzioni causali quando le circostanze sono inattese mentre, quando spieghiamo il comportamento di qualcuno mediante l’appartenenza ad un gruppo stiamo compiendo un’attribuzione di intergruppo: questo tipo di attribuzione tende ad essere etnocentrico.

Le attribuzioni sociali risentono inoltre dell’orientamento ideologico: le attribuzioni saranno orientate in base alla visione del mondo.

La teoria delle rappresentazioni sociali, è stata sviluppata da Serge Moscovici a partire dagli anni ’60. Sostiene che le rappresentazioni sociali sono spiegazioni basate sul senso comune di fenomeni sociali complessi, elaborate dalla collettività in modo consensuale.
La conoscenza scientifica è la base da cui queste rappresentazioni vengono elaborate, vengono però utilizzate in una versione iper-semplificata di dominio pubblico. Le rappresentazioni sociali sono valide all’interno di un gruppo ma possono non essere riconosciute da altri gruppi.

Le voci sono informazioni non verificate che rappresentano il modo in cui le rappresentazioni sociali si sviluppano e aumentano la coesione sociale.
Un esempio di rumors sono le teorie della cospirazione sono spiegazioni di aventi diffusi, come azioni premeditate, da parte di piccoli gruppi di cospiratori organizzati; è impossibile confutarle (antiscientifiche) e per la nostra mente rendono il mondo meno incerto.

Secondo la prospettiva delle rappresentazioni sociali, sono queste teorie di senso comune a dare origine agli atteggiamenti.

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