Il concetto di verità per Platone

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Il concetto di verità per Platone

Il concetto di verità per Platone

Gli anni che separavano Platone e Aristotele non erano molti, tuttavia il contesto sociale e politico era cambiato.

La crisi della polis era ormai irreversibile e il cittadino greco non era più al centro della gestione politica. Egli venne infatti inglobato in un organismo statale più ampio.

Questo produsse una conseguente perdita da parte degli individui della passione per la politica e uno sviluppo di nuovi interessi.

La verità implica, seguendo un ragionamento prettamente logico e formale l’esistenza di una non verità, o qualcosa di falso. A queste due distinzioni bisogna associare una determinata nozione o conoscenza specifica per definire la verità come tale.

Trovo quindi ragionevole partire dalla concezione generale del sapere e della conoscenza per definire il concetto di verità per Platone.

Platone credeva nella finalità politica della conoscenza e aveva una visione del mondo gerarchica e verticale.

La filosofia, volgendosi a un’entità superiore si presentava come una conoscenza superiore. Le altre scienze si trovavano invece a un livello inferiore. È necessario ricordare che Platone aveva una visione dualista nell’ambito gnoseologico e ontologico poiché contrapponeva la scienza all’opinione e le idee alle cose.

Grazie a questa distinzione si presentavano quindi due mondi opposti, uno delle cose perfette (idee) e un altro delle cose imperfette (opinione, mondo delle ombre). Partendo da questa concezione sviluppò una teoria secondo cui la conoscenza, che porta alla visione delle cose vere, della verità (che si presenta come verità assoluta, non come la intendiamo oggi un concetto molto probabile o sicuro) è già innata nell’uomo e grazie all’esperienza questa viene risvegliata.

Secondo la teoria delle idee di Platone  l’oggetto proprio della scienza sono le idee. Le idee sono entità immutabili e perfette che costituiscono, insieme ad altre idee, una zona d’essere diversa, l’iperuranio (dove risiedono gli esemplari perfetti delle cose). Le idee si distinguono in due generi: le idee valori (corrispondenti ai supremi valori etici) e le idee matematiche (corrispondenti alle entità dell’aritmetica e della geometria).Esse hanno però una gerarchia ben precisa dove al vertice si situa l’idea del bene, a cui tutte le idee aspirano. La verità in Platone si presenta quindi come un’entità che rappresenta l’unica conoscenza possibile, che si distingue dalle non verità, che potremmo definire opinioni (doxa), per la sua relazione diretta con la scienza (la conoscenza superiore) e in particolare con la matematica (e i numeri), struttura fondamentale del mondo.

Attraverso alcuni miti (in particolare quello della biga alata) Platone ci presenta la sua concezione dell’anima.

L’anima è dunque il luogo dove risiede la conoscenza.L’anima che contemplerà maggiormente le entità perfette si incarnerà nell’uomo dedito allo studio e alla conoscenza. Il concetto di verità per Platone (o meglio la verità stessa) si presenta quindi come un’entità. A questa entità alla si aspira per un grado puramente conoscitivo superiore. Ad essa si può giungere solamente contemplando delle entità altrettanto perfette e determinate.

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