La guerra fredda in Asia

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La guerra fredda in Asia

La guerra fredda in Asia

Durante la Seconda guerra mondiale in Cina l’alleanza a tre tra comunisti, nazionalisti e giapponesi era proseguita con caratteri minori mentre i giapponesi cercavano di fronteggiare gli americani nel Pacifico.

Il comunismo in Cina si dimostrava con il tempo, sempre più autonomo dall’influenza di Mosca e radicato nel proprio nazionalismo.

Dopo le micidiali bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki e il conseguente crollo politico e economico del Giappone la rivoluzione cinese, guidata da Mao riprese vigore. Nel 1949 i comunisti avevano preso d’assalto la maggior parte della Cina, consolidarono la vittoria entrando a Shangai. Il governo nazionalista si rifugiò nell’isola di Taiwan, sotto protezione americana e in ottobre a Pechino fu proclamata la Repubblica popolare cinese. In seguito alla presa del potere politico in Cina il partito comunista cinese si riavvicinò all’Unione Sovietica, Mao Tse-tung necessitava infatti del sostegno politico e dell’assistenza tecnica di Mosca. La rivoluzione comunista in Cina si mostrò un potente fattore di accumulazione di risorse produttive e di potere politico nelle mani del gruppo di reggenza del potere. In un primo momento si dedicò allo sviluppo delle basi per lo sviluppo industriale, con un’introduzione della nuova politica economica e della collettivizzazione graduali.

La cortina di ferro asiatica si rivelò più fragile di quella europea e diede luogo a un conflitto molto violento e sanguinoso in Corea, un territorio inserito tra la Cina comunista e il Giappone occupato dagli americani.

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