Parafrasi completa canto XIX della Gerusalemme Liberata

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Parafrasi completa canto XIX della Gerusalemme Liberata

 

Parafrasi completa canto XIX della Gerusalemme Liberata

Ecco la parafrasi completa delle ottave 11-28 del canto XIX della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.
Testo originale e parafrasi completa canto XIX della Gerusalemme Liberata

 

11

È di corpo Tancredi agile e sciolto,
e di man velocissimo e di piede;
sovrasta a lui con l’alto capo, e molto
di grossezza di membra Argante eccede.
Girar Tancredi inchino in sé raccolto
per aventarsi e sottentrar si vede;
e con la spada sua la spada trova
nemica, e in disviarla usa ogni prova.

Parafrasi:
Tancredi è molto agile e veloce,
di mano velocissimo e anche di piede,
lo sovrasta invece per altezza e di
grossezza Argante.
Tancredi gira chinato
per riuscire ad entrare sotto la spada nemica
e forzare dal basso la guardia e avventarsi a fondo.

12

Ma disteso ed eretto il fero Argante
dimostra arte simile, atto diverso.
Quanto egli può, va co ‘l gran braccio inante
e cerca il ferro no, ma il corpo averso.
Quel tenta aditi novi in ogni istante,
questi gli ha il ferro al volto ognor converso:
minaccia, e intento a proibirgli stassi
furtive entrate e súbiti trapassi.

Parafrasi:
Ma disteso ed eretto il fiero Argante
mostra pari destrezza,ma tecnica diversa
Quando può va in avanti con il braccio:
e non cerca la spada nemica ma il corpo dell’avversario,
Tancredi cerca nuovi spiragli per giungere al corpo dell’avversario in ogni istante:
Argante ha la spada rivolta al volto
minaccia ed è pronto a proibirgli
entrate furtive e schivate fulminee.

13

Cosí pugna naval, quando non spira
per lo piano del mare Africo o Noto,
fra due legni ineguali egual si mira,
ch’un d’altezza preval, l’altro di moto:
l’un con volte e rivolte assale e gira
da prora a poppa, e si sta l’altro immoto;
e quando il piú leggier se gli avicina,
d’alta parte minaccia alta ruina.

Parafrasi
Così avanzano le navi, quando non soffiano
sulla superficie del mare i venti del sud
fra due barche ineguali equilibratamente si guardano
una prevale in altezza, mentre l’altra in velocità.
Una con volte e rivolte e va da prua a poppa: e sta l’altro fermo
e quando il più veloce gli si avvicina dalla sua maggiore altezza minaccia alta rovina.

14

Mentre il latin di sottentrar ritenta
sviando il ferro che si vede opporre,
vibra Argante la spada e gli appresenta
la punta a gli occhi; egli al riparo accorre,
ma lei sí presta allor, sí violenta
cala il pagan che ‘l difensor precorre
e ‘l fère al fianco; e visto il fianco infermo,
grida: “Lo schermitor vinto è di schermo.”

Parafrasi

Mentre Tancredi tenta ti scalfire Argante,
schivando la spada di Argante,
Argante fa girare la spada, e gli porta la punta agli occhi: lui si ripara;
ma la spada si presta allora, così violenta sul pagano
che lo colpisce al fianco; e visto il fianco colpito
grida: l’abile schermitore è vinto proprio nell’arte di schermirsi.

15

Fra lo sdegno Tancredi e la vergogna
si rode, e lascia i soliti riguardi,
e in cotal guisa la vendetta agogna
che sua perdita stima il vincer tardi.
Sol risponde co ‘l ferro a la rampogna
e ‘l drizza a l’elmo. Ove apre il passo a i guardi.
Ribatte Argante il colpo, e risoluto
Tancredi a mezza spada è già venuto.

Parafrasi

Tancredi si rode allora tra lo sdegno e la vergogna
e lascia le solite cautele:
e in tale situazione prepara la vendetta
che stima quasi la sua sconfitta nel tardare a vincere.
Risponde allora con un colpo di spada alla scherna
e lo indirizza all’elmo, dove si trova la visiera.
Argante ribatte il colpo, e svelto Tancredi è già arrivato abbastanza vicino per la lotta ravvicinata

16

Passa veloce allor co ‘l piè sinestro
e con la manca al dritto braccio il prende,
e con la destra intanto il lato destro
di punte mortalissime gli offende.
“Questa” diceva “al vincitor maestro
il vinto schermidor risposta rende.”
Freme il circasso e si contorce e scote,
ma il braccio prigionier ritrar non pote.

Parafrasi

Passa allora veloce con il piede sinistro,
e con la manca lo prende al braccio destro;
e con la destra intanto il fianco destro
viene ferito da colpi di punta micidiali.
Il vinto ha dato una risposta in termini
di vendetta al vincitor.
Freme Tancredi, e si contorce, e si scuote,
ma il braccio è prigioniero del peso di Argante e non può liberarlo.

17

Alfin lasciò la spada a la catena
pendente, e sotto al buon latin si spinse.
Fe’ l’istesso Tancredi, e con gran lena
l’un calcò l’altro e l’un l’altro recinse;
né con piú forza da l’adusta arena
sospese Alcide il gran gigante e strinse,
di quella onde facean tenaci nodi
le nerborute braccia in vari modi.¨

Parafrasi

Lasciò infine la spada che teneva alla catena
pendente, e andò sotto al cristiano.
Fece lo stesso Tancredi, e con gran forza
l’uno premette sull’altro e l’un l’altro abbracciò.
Non con più forza nell’infuocato deserto libico
alzò Alcide il gran gigante, e lo strinse,
con quella forza con cui facevano nodi tenaci
le possenti braccia in vari modi.

18

Tai fur gli avolgimenti e tai le scosse
ch’ambi in un tempo il suol presser co ‘l fianco.
Argante, od arte o sua ventura fosse,
sovra ha il braccio migliore e sotto il manco.
Ma la man ch’è piú atta a le percosse
sottogiace impedita al guerrier franco;
ond’ei, che ‘l suo svantaggio e ‘l rischio vede,
si sviluppa da l’altro e salta in piede.

Parafrasi

Tali furono le strette delle braccia e le percosse,
che entrambi caddero a terra.
Argante, per abilità o per fortuna,
aveva sopra il braccio destro e sotto il sinstro.
Ma la mano più atta alle percosse (destra),
è rimasta sotto il corpo di Argante,
dove lo svantaggio e il rischio vede,
si libera dalla presa (di Argante) e salta in piedi.

19

Sorge piú tardi e un gran fendente, in prima
che sorto ei sia, vien sopra al saracino.
Ma come a l’Euro la frondosa cima
piega e in un tempo la solleva il pino,
cosí lui sua virtute alza e sublima
quando ei n’è già per ricader piú chino.
Or ricomincian qui colpi a vicenda:
la pugna ha manco d’arte ed è piú orrenda.

Parafrasi

Argante si alza più tardi, e prima
che si sia alzato gli va sopra il Saracino.
Ma come il vento tempestoso la frandosa cima
rompe, e in poco tempo la solleva,
così lui la sua virtù solleva e sublima,
nel momento in cui è più prossimo a ricadere.
Ricominciano dunque colpi a vicenda
L’assetto è diventato violento e orrendo.

20

Esce a Tancredi in piú d’un loco il sangue,
ma ne versa il pagan quasi torrenti.
Già ne le sceme forze il furor langue,
sí come fiamma in deboli alimenti.
Tancredi che ‘l vedea co ‘l braccio essangue
girar i colpi ad or ad or piú lenti,
dal magnanimo cor deposta l’ira,
placido gli ragiona e ‘l piè ritira:

Parafrasi

A Tancredi esce sangue da molte ferite;
ma ne versa Argante quasi torrenti.
Con le forze indebolite il furor diminuisce,
come la fiamma che viene alimentata sempre meno.
Tancredi lo vedeva col braccio dissanguato
tirare i colpi sempre più lenti,
Dal cuore gentile deposta l’ira,
placido ragiona e il piede ritira.

21

“Cedimi, uom forte, o riconoscer voglia
me per tuo vincitore o la fortuna;
né ricerco da te trionfo o spoglia,
né mi riserbo in te ragione alcuna.”
Terribile il pagan piú che mai soglia,
tutte le furie sue desta e raguna;
risponde: “Or dunque il meglio aver ti vante
ed osi di viltà tentare Argante?

Parafrasi

“Cedimi, uomo forte, sia che tu voglia
riconoscere me come vincitore o la fortuna;
non cerco da te trionfo o disonore:
non mi riserbo in te potere alcuno.
Al Pagano terribile più che mai arrabbiato,
gli si risvegliano tutte le furie.
Risponde: o quindi ti vanti di avere il meglio,
e osi indurre ad atti di viltà?

22

Usa la sorte tua, ché nulla io temo
né lascierò la tua follia impunita.”
Come face rinforza anzi l’estremo
le fiamme, e luminosa esce di vita,
tal riempiendo ei d’ira il sangue scemo
rinvigorí la gagliardia smarrita,
e l’ore de la morte omai vicine
volse illustrar con generoso fine.

Parafrasi

Usa la tua forza; perché io non temo nulla:
né lascerò la tua presunzione impunita.
Come la fiamma si rinforza prima di estinguersi
la fiamma si spegne con l’ultimo bagliore;
Riempendo così d’ira le vene dissanguate e sostituendo l’energia al sangue perso,
rinvigorì la gagliardia persa:
e gli ultimi attimi di vita
volle renderli illustri con una morte eroica.

23

La man sinistra a la compagna accosta,
e con ambe congiunte il ferro abbassa;
cala un fendente, e benché trovi opposta
la spada ostil, la sforza ed oltre passa,
scende a la spalla, e giú di costa in costa
molte ferite in un sol punto lassa.
Se non teme Tancredi, il petto audace
non fe’ natura di timor capace.

Parafrasi

La mano sinistra alla destra accosta,
e con entrambe le mani la spada abbassa:
cala un fendente: e benché trovi ad opporsi
la spada avversaria, ne vince la resistenza:
scende alla spalla, e giù di costola in costola
molte ferite in un solo punto lascia.
Se anche in questa situazione Tancredi non ha paura
è perché la natura non lo dotò del timore.

24

Quel doppia il colpo orribile, ed al vento
le forze e l’ire inutilmente ha sparte,
perché Tancredi, a la percossa intento,
se ne sottrasse e si lanciò in disparte.
Tu, dal tuo peso tratto, in giú co ‘l mento
n’andasti, Argante, e non potesti aitarte:
per te cadesti, aventuroso in tanto
ch’altri non ha di tua caduta il vanto.

Parafrasi

Lui raddoppiò il colpo orribile, e al vento
le forze e l’ira ha sparso inutilmente:
perché Tancredi intento a schivare la percossa,
si tolse e si lanciò da parte.
Tu, dal tuo grosso peso , andasti a terra
con il mento all’ingiù, Argante, e non potevi sostenerti:
da te cadesti; almeno fortunato in questo,
altri non hanno il vanto d’averti atterrato.

25

Il cader dilatò le piaghe aperte,
e ‘l sangue espresso dilagando scese.
Punta ei la manca in terra, e si converte
ritto sovra un ginocchio a le difese.
“Renditi” grida, e gli fa nove offerte,
senza noiarlo, il vincitor cortese.
Quegli di furto intanto il ferro caccia
e su ‘l tallone il fiede, indi il minaccia.

Parafrasi

Il violento colpo della caduta allargò le ferite
e il sangue uscì impetuoso.
Si rivolta verso l’avversario già pronto a difendersi,
dritto sopra un ginocchio, alle difese:
renditi gloria: e gli fa nuove offerte di onorevole resa
desistendo dall’attaccarlo, il vincitore cortese.
Argante a tradimento intanto prende la spada,
e sul tallone lo ferisce: dove lo minaccia.

26

Infuriossi allor Tancredi, e disse:
“Cosí abusi, fellon, la pietà mia?”
Poi la spada gli fisse e gli rifisse
ne la visiera, ove accertò la via.
Moriva Argante, e tal moria qual visse:
minacciava morendo e non languia.
Superbi, formidabili e feroci
gli ultimi moti fur, l’ultime voci.

Parafrasi
Si infuriò allora Tancredi e disse:
“Così abusi della mia pietà, uomo sleale?”
Poi la spada gli conficcò, e continuò a conficcare
dove la spada poteva perforarlo.
Moriva Argante, e tale moriva come visse:
minacciava mentre moriva, e non si lamentava.
Superbi, spaventosi, e feroci
gli ultimi movimenti furono, le ultime voci.

27

Ripon Tancredi il ferro, e poi devoto
ringrazia Dio del trionfal onore;
ma lasciato di forze ha quasi vòto
la sanguigna vittoria il vincitore.
Teme egli assai che del viaggio al moto
durar non possa il suo fievol vigore;
pur s’incamina, e cosí passo passo
per le già corse vie move il piè lasso.

Parafrasi

Tancredi ripose la spada, e poi devoto
ringrazia Dio della vittoria trionfale.
Ma il vincitore, a causa della sanguinosa vittoria
è rimasto quasi privo di forze.
Teme che non riesce a muoversi
e che il suo vigore si affievolisca sempre più.
Nonostante ciò s’incammina, e così passo dopo passo
percorre le vie già percorse per affrontare Argante nel duello.

28

Trar molto il debil fianco oltra non pote
e quanto piú si sforza piú s’affanna,
onde in terra s’asside e pon le gote
su la destra che par tremula canna.
Ciò che vedea pargli veder che rote,
e di tenebre il dí già gli s’appanna.
Al fin isviene; e ‘l vincitor dal vinto
non ben saria nel rimirar distinto.

Parafrasi

Non poté però trascinare oltre il corpo debole,
e quanto più si sforza, più gli cresce l’affanno.
Si siede quindi in terra e appoggia il corpo
sulla destra, che sembra una leggera canna al vento.
Ciò che vedeva gli sembrava girasse:
e la vista gli si appannava.
Infine sviene: e il vincitore dal vinto non
si distingue più.

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