I Canti di Giacomo Leopardi: struttura e analisi

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I Canti di Giacomo Leopardi: struttura e analisi

I Canti di Giacomo Leopardi

In questo articolo verranno analizzati e descritti in dettaglio i Canti di Giacomo Leopardi. La composizione e la pubblicazione del libro dei Canti impegnò Giacomo Leopardi per buona parte della sua breve vita. Il primo componimento, Il primo amore, venne composto tra il dicembre del 1817 e l’inizio del 1818 e si intitolava Elegia I, l’ultimo risale invece al 1836, praticamente poco prima del decesso. I Canti possono quindi essere considerati l’opera di una vita. A partire dal 1831 Leopardi assegnò al suo libro quello che sarebbe successivamente diventato il titolo definitivo: Canti, e non più Canzoni (1824) né Versi (1826). Questa scelta è dovuta innanzitutto all’inadeguatezza del primo termine, Canzoni, che non poteva più essere adatto poiché individuava un particolare genere metrico (la versione del 1826 non comprendeva più solo canzoni ma anche altri componenti). Così decise di raggruppare il tutto sotto un termine più generico, Versi, che si dimostrò poi fin troppo generico. Infine approdò a Canti, denominazione del tutto nuovo che Leopardi gli attribuì dopo essersi convinto che l’unico genere di poesia “che veramente resti ai moderni” e che è “privo di tempo” è il genere lirico, che si identifica in ultima analisi con la poesia stessa. Il termine Canti sta quindi a indicare una poesia lirica senza forma metrica precisa, ma che costituisce l”espressione libera e schietta di qualunque affetto vivo e ben sentito dall’uomo”. Attraverso i Canti Leopardi propose quindi un nuovo genere di poesia che riuniva antico e moderno.
Vediamo ora in dettaglio come è costituita la struttura dei I Canti di Giacomo Leopardi:
Il primo blocco è costituito da nove canzoni: All’Italia (settembre 1818), Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze (settembre-ottobre 1818), Ad Angelo Mai quand’ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica (gennaio 1820), Nelle nozze della sorella Paolina (ottobre-novembre 1821), A un vincitore nel pallone (novembre 1821), Bruto Minore (dicembre 1821), Alla primavera o delle favole antiche (gennaio 1822), Inno ai Patriarchi o de’ principii del genere umani (luglio 1822), e Ultimo canto di Saffo (maggio 1822) seguito da un’elegia in terza rima, Il primo amore.
Una decima canzone, Alla sua donna (1823) fu inserita nei Canti in diciottesima posizione, per costituire un dittico amoroso con il Consalvo.

Nella seconda fase (1826) troviamo i Versi. Questa pubblicazione, sempre a Bologna, du un altro libro di poesie la intitola Versi. Esso comprende le dieci canzoni viste sopra più altri testi di forma metrica varia, come le terzine del Primo amore, l’epistola in versi sciolti Al conte Carlo Pepoli, il frammento Odi, Melisso e i cinque idilli: L’infinito (1819), La sera del dì di festa (1820), Alla luna (1819), Il sogno (1819-1821) e Vita solitaria.

Nella terza fase del 1831 troviamo i Canti. Il libro con il titolo nuovo e definitivo venne pubblicato a Firenze dall’editore Piatti. Questa versione conteneva tutti i testi delle precedenti edizioni tranne il frammento Odi, Melisso e si arricchì di testi come Il risorgimento (7-13 aprile 1828), A Silvia (19-20 aprile 1828), Le ricordanze (26 agosto-12 settembre 1829), Canto notturno di un pastore errante dell’Asia (22 ottobre 1829-9aprile 1830), La quiete dopo la tempesta (17-20 settembre 1829), Il sabato del villaggio (20-29 settembre 1829).

Nel 1835 Leopardi preparò un’ulteriore edizione di tutte le sue opere, questa volta per l’editore napoletano Starita. Il primo volume comprendeva i Canti: Leopardi ripropose tutti i testi pubblicati nel 1831, reintegrò Odi, Melisso e aggiunse tutta una serie di testi.

Nella quinta versione, l’edizione definitiva del 1845, poco prima di morire Leopardi corresse in alcuni punti una copia dell’edizione del 1835, dando indicazioni sulla posizione delle ultime due poesie composte, La ginestra o il fiore del deserto (1836) e Il tramonto della luna (1836). Questa è considerata la versione definitiva dei Canti, poiché rispetta l’ultima volontà dell’autore.

Concludiamo questa analisi de I Canti di Giacomo Leopardi con una visione complessiva della struttura stessa dei Canti.
Leopardi, come già accennato poco fa dedicò molta cura alla struttura della sua opera, operando correzioni di versi, spostamenti di singole poesie e altri accorgimenti in modo da non far coincidere la sequenza dei testi con la cronologia di composizione.
1. Le canzoni
Nelle canzoni l’io si nasconde prevalentemente dietro il linguaggio elevato e ardito della tradizione letteraria classica, mettendo a tema la progressiva caduta delle illusioni, con la scoperta dell’ “arido vero”.
La forma metrica è evidentemente quella della canzone, quindi con strofe miste di endecasillabi e settenari. Il numero di strofe varia da quattro a dodici e la lunghezza di ogni strofa varia da tredici a trenta versi al massimo. Le strofe hanno struttura rimica complessa. La scelta stilistica vede caratteristiche quali una sintassi ampia, un lessico aulico con una forte presenza di tradizione classica.
2. Gli idilli
Negli idilli l’io diventa un personaggio a tutti gli effetti e la poesia ne sottolinea i sentimenti e avventure interiori che nascono come dei fiori effimeri nel deserto dell’ “arido vero”. Gli idilli sono composti da un successione di endecasillabi in blocco unico o suddivisi i strofe di varia lunghezza. I temi essenziali risultano essere l’infinito, il tempo e il ricordo.
3. I canti pisano-recanatesi
Il terzo gruppo di componimenti, introdotto da un testo con titolo singificativo (Il risorgimento) mette invece in luce l’inattesa insurrezione dell’io poetico. Questi testi costituiscono una meditazione sull’esistenza che scaturisce dal paesaggio di Recanati e mostrano una totale mancanza di vincolo metrico.
4. Il “ciclo di Aspasia”
La quarta parte dei Canti si ricollega in parte alla seconda, riproponendo il tema dell’amore e in parte dalla prima, recuperando lo stile energico e eroico. L’io non si contrappone più ala decadenza dei tempi presenti bensì al suo stesso destino e alla natura. Il linguaggio risulta essere aspro e teso, con una notevole presenza di affermazioni di grande forza assertiva e sentenze lapidarie.
5. I canti napoletani
Infine troviamo una profonda meditazione su temi cari a Leopardi come ad esempio la morte dei giovani, la morte e la bellezza e la precarietà dell’esistenza degli uomini. L’io autobiografico che dominava la sezione precedente ora si allontana e passa in secondo piano. Lo stile risulta essere severo e oggettivo mentre i temi riportano a una rivendicazione di una comune sofferenza che può portare alla solidarietà tra gli uomini.

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